CORRENTISTI

Sezione riservata ai risparmiatori che decidono di depositare o vincolare i loro risparmi in un conto destinato.

Attualmente, nonostante la vigenza della soglia di protezione dal pelievo forzoso fissata a €100.000 in caso di bail-in*, il deposito a risparmio, si dimostra una soluzione molto efficace per il mantenimento del proprio capitale a risparmio. Sulla base della nuova normativa del bail-in infatti, gli oneri di un’eventuale crisi bancaria ricadranno dapprima sugli azionisti, poi sugli obbligazionisti, ed infine sui grandi correntisti (con depositi sopra i 100 mila euro). Opportuno pertanto si dimostra il ricorso ad una frammentazione del proprio patrimonio in molteplici c/c proprio al fine di evitare lo sconfinamento della soglia di protezione. TUTELA RISPARMIO - LOGO2.001

Si dibatte recentemente in Italia sulla costituzionalità delle norme europee sul bail-in. Dibattito portato avanti dall’Associazione Bancaria Italiana che cerca di nascondere le nefandezze dell’apparato di cui porta il nome dietro la salvaguardia dell’articolo 47 della Costituzione Italiana. In realtà bisogna precisare che i principi ispiratori del meccanismo del bail-in sono la responsabilizzazione della dirigenza bancaria (che non potrà più salvarsi attraverso il provvidenziale intervento dello stato), la tutela della concorrenza nel mercato dei servizi bancari e finanziari (l’intervento dello Stato in caso di bail-out andrebbe infatti a svantaggio degli istituti virtuosi che non hanno bisogno), partecipazione attiva dei risparmiatori alle scelte decisionali che li rivestono in quanto correntisti, azionisti o obbligazionisti. Ecco quindi che il diritto ad una informazione veritiera assume rilevanza cruciale quando il risparmiatore è di fronte a scelte che lo riguardano in quanto parte di un istituto di credito.

DIFESA RISPARMIO incoraggia la partecipazione attiva dei risparmiatori alle vicende degli istituti di credito ed offre formazione e assistenza ai correntisti.

I professionisti di Difesa Risparmio offrono assistenza ai correntisti che intendono svolgere una analisi preliminare o un approfondimento tecnico sull’opearto degli istituti di credito che gestiscono le loro attività di risparmio.

Chi compra e chi vende le sofferenze bancarie Italiane?

Un report commissionato dal Fondo Monetio Internazionale (FMI) nel 2015, illustra lo stato delle sofferenze bancarie a carico degli istituti di credito italiani. L’analisi che viene riportata si basa su dati Pwc e la situazione che emerge è tutt’altro che rassicurante.

Viene riportato che nonostante l’aumento delle sofferenze bancarie, in Italia, dopo la crisi finanziaria del 2008, ancora non esiste un vero e proprio mercato di ristrutturazione del debito. Da ciò ne consegue la vendita di tali sofferenze sensibilmente scontata (il debito deteriorato acquistato a meno del sul reale valore diventa un credito per chi lo acquista e lo rivende speculando) ad entità o fondi esteri, soprattutto americani e inglesi.
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Tali circostanza fanno inoltre sorgere delle domande: la prima rigurda le dinamiche del fallimento degli istituti di credito alla luce dell’accollo delle sofferenze bancarie da parte del fondo Atlas (che dopo brexit può diventare il salvagente dell’intero sistema bancario italiano). La seconda  considera la non più recente intenzione di modifica della norma civilistica in base alla quale il creditore (ad esempio la banca) in caso di inadempimento del debitore può immediatamente entrare in possesso del bene immobile messo a garanzia del debito e venderlo, versando eventualmente al debitore la differenza tra il valore ricavato dalla vendita e l’importo del debito.Le domande sono: chi c’è dietro il fondo Atlas? Si stanno modificando le norme civilistiche per favorire lo sviluppo di un mercato delle sofferenze bancarie italiano o si sta cercando di svendere la solvibilità dei risparmiatori?

 

 

 

 

*Le regole sul bail-in (principio operativo opposto al bail-out) prevedono che in caso di fallimento della banca, ai fini della soddisfazione dei creditori, questa sia autorizzata ad esercitare un prelievo forzoso proporzionalmente e coattivamente dai conti a risparmio superiori ai €100.000.